Non si tratta di una reazione emotiva per lo spavento preso con Fukushima. E' invece una decisione meditata e motivata, non pregiudiziale, che nell'incidente giapponese trova solo una indesiderata tragica conferma. Per quanto ci riguarda, infatti, non abbiamo mai smesso di confrontarci con i sostenitori del nucleare nel modo più approfondito e corretto. Abbiamo ritenuto necessario farlo anche con il convegno "Dopo il disastro nucleare in Giappone- Energia: rifare i conti" del 15 aprile scorso. Abbiamo preso in esame la storia, le ragioni, i pregi e i limiti di questa tecnologia, le esperienze dei paesi che l'hanno adottata e i problemi da essa posti alle comunità locali e alla comunità internazionale. Le nostre valutazioni riguardano:
1) Il nucleare non rappresenta una soluzione globale al fabbisogno di energia elettrica: sia riguardo alla sicurezza degli impianti, sia riguardo ai rischi di proliferazione, questa tecnologia è incompatibile con una diffusione generalizzata in tutte le aree geopolitiche, essendo invece più adatta a un impiego limitato a un club ristretto di società democratiche, con evolute strutture di controllo e con economie a forte ispirazione statalista.
2) Il nucleare implica una forte presenza dello stato nell’economia. In Europa si è diffuso in anni in cui prevaleva una cultura dirigista ed è rimasto di fatto un affare di stato. Negli Stati Uniti si sono impegnati i privati, ma per decenni non si sono costruiti impianti e, per riaprire la nuova stagione di investimenti, è stata necessaria una solida garanzia dello stato centrale. Per le banche, in tutto il mondo, la garanzia di stato è una condizione irrinunciabile. Scegliere il nucleare significa dunque puntare su un ruolo predominante dello stato in un settore strategico dell’economia e mettere in forse la sopravvivenza di un libero mercato dell’elettricità.
3) Per ciò che riguarda l'Italia, abbiamo criticato il modo superficiale e sbrigativo con cui il Governo pretende di trattare la questione. Nel 1987, il blocco dei programmi nucleari in Italia venne deciso a seguito di una controversia pubblica decennale e di un voto popolare largamente favorevole. Nel 2009 si è preteso di rovesciare quella decisione con alcuni commi di un decreto-legge omnibus che trattava un centinaio di argomenti diversi. In Parlamento non si è tenuto un solo dibattito specifico sulla ripresa dei programmi nucleari. La moratoria annunciata dopo Fukushima non migliora la situazione: si cerca solo di evitare che il referendum indetto per il 12 e 13 giugno raggiunga il quorum dei votanti. Di confronti, approfondimenti, corretta informazione, coinvolgimento dei cittadini, ora, non si sente più parlare.
4) L'incidente di Fukushima ha cambiato le cose anche per noi: pensavamo che fosse irragionevole e velleitario chiedere la chiusura degli impianti esistenti nei paesi che hanno investito fortemente nel nucleare. Ora dobbiamo convenire che prolungare la vita di impianti della stesso tipo di Fukushima o addirittura più vecchi può costituire un rischio molto serio.
5) Inoltre, consideriamo inaccettabile la prospettiva di perdita di parti del territorio a causa di un’eventuale contaminazione radioattiva: rischio esclusivo del nucleare e senza rimedio. Si pensi a quali effetti avrebbe la perdita di aree ad alto tasso di industrializzazione o di grande pregio naturalistico e culturale come quelle candidate in Italia ad ospitare centrali nucleari.


SI ASSOLUTAMENTE SI
RispondiEliminaIl referendum avrà quattro quesiti, uno più importante dell'altro.
RispondiEliminaPrimo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?
Secondo quesito (Acqua) Vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?
Terzo quesito (Centrali Nucleari) Vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?
Quarto quesito (Legittimo Impedimento) Vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?
Come per ogni referendum, non basterà che vincano i SI ma bisognerà raggiungere il quorum. 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido.
VOTATE SI a tutte e 4 le domande abrogative!
E' importante per il nostro futuro, ANDATE A VOTARE!!!
Le invio per il suo blog la nota informativa che ho scritto:
RispondiEliminahttp://bit.ly/referendum-12giugno
e anche un video ben fatto che spiega i quesiti sull'acqua:
http://www.youtube.com/watch?v=aRMF6sSLY0w
Cordiali saluti,
M.A.